(Per Sibilla Aleramo)
Dino Campana, Canti orfici
Giorni di pioggia
Prendono coraggio le gocce
fiere ed irremovibili come soldati lanciati all’attacco
incuranti di piovere ormai sul bagnato
e di arrivare molto dopo..
quando non verranno più assorbite
e diverranno irrefrenabile onda di piena!
Come per sfidare le leggi fisiche
quasi riuscire nel comprimere il tempo
e far passare più acqua possibile sotto ai ponti
così in fretta da farli scoppiare!
Proprio come fanno i cuori tumultuosi
che d’improvviso debbono pompare il sangue
In gran quantità e senza smettere mai
Incuranti ad ogni calcolo e pensiero…
Fino all’ultima goccia
Fino all’ultima nuvola…
Domenico
"E stare attenti
che il poeta ragiona col come
e non col perché."
(C. Pavese, Il mestiere di vivere)
Stanotte ho sognato. E' la terza volta che mi succede durante l'ultimo mese. Per giunta, lo ricordo.
Cammino in un lungo corridoio completamente bianco, alla destra del quale c'è una fila di grandi finestroni. Al centro del corridoio, c'è una sedia di legno rivolta alle finestre e un uomo seduto, vestito, per colori e indumenti, come un vecchio di paese. E' Fabrizio De André ma non ne sono stupita. Lo raggiungo e lui si volta ma non completamente, fino a scoprire il solo occhio destro. L'espressione è anch'essa quella di un vecchio, è un'espressione immobile, lo sguardo è intenso e triste, mi guarda come se mi stesse aspettando già tempo. Non c'è suono. Mi accoccolo accanto a lui, e abbracciati stiamo a guardare oltre la finestra di fronte una schiera di bambini emaciati che si incrociano in tutte le direzioni. Hanno la testa rasata, sono vestiti appena e la corporatura è esile, camminano dentro e fuori di un porticato bianco, con le volte, che da su un chiostro con al centro un pozzo circondato da sterpaglie. Vagano a testa reclinata, hanno lo sguardo assente, sembrano non vedersi ma non si sfiorano, portano il ritmo rallentato di un dolore sommesso.
Povera patria (F. Battiato)
Povera patria! Schiacciata dagli abusi del potere
di gente infame, che non sa cos'è il pudore,
si credono potenti e gli va bene quello che fanno;
e tutto gli appartiene.
Tra i governanti, quanti perfetti e inutili buffoni!
Questo paese è devastato dal dolore...
ma non vi danno un po' di dispiacere
quei corpi in terra senza più calore?
Non cambierà, non cambierà
no cambierà, forse cambierà.
Ma come scusare le iene negli stadi e quelle dei giornali?
Nel fango affonda lo stivale dei maiali.
Me ne vergogno un poco, e mi fa male
vedere un uomo come un animale.
Non cambierà, non cambierà
si che cambierà, vedrai che cambierà.
Voglio sperare che il mondo torni a quote più normali
che possa contemplare il cielo e i fiori,
che non si parli più di dittature
se avremo ancora un po' da vivere...
La primavera intanto tarda ad arrivare.
http://www.youtube.com/watch?v=3UUS65a1c6Y
Fatta salva la critica alla mancanza di contraddittorio. Il Pdl insorge contro Travaglio (e ci mancherebbe), il Partito dei Genuflessi pure (e sennò che ombra sarebbe?), Fazio e la Rai chiedono scusa (e con questo mi rimane solo la Gabanelli), in silenzio ieri la Forleo è stata sbaraccata da Milano per incompatibilità ambientale, il collega de Magistris era già stato messo fuori gioco qualche mese fa. Ma il peggio deve ancora venire, e non tarderà a palesarsi perché se Berlusconi ha, prevedibilmente, dichiarato nel suo discorso di insediamento, 'realizzate quanto avete promesso di realizzare, e realizzatelo in fretta', i prossimi mesi saranno duri da digerire.
E ieri mi è toccato discutere con un sedicente rivoluzionario che mi diceva che Travaglio ha sbagliato, perché Schifani è la seconda carica dello Stato, che ha fatto falsa informazione perché non è stato condannato. Evviva invece i giornalisti eretici italiani, quelli che dicono la verità per intenderci. Per quelli come il rivoluzionario di cui sopra:
Il sole
Il caldo
l'umidità che prende e si aggrappa
improvvisamente scrostata dal vento
come noi si fosse in un frullatore che alterna la luce
del sole pieno a quella che filtra dalle nubi che
si sovrappongono e se ne vanno.
Noi, così abituati alle certezze da averne
a piene mani e anche di più...
che allora ci scivolano tra le dita
e ci si ritrova carponi nei prati a cercarle,
come orecchini o lenti a contatto
inopinatamente smarrite!
A sorpresa, stamane, ho trovato un altro dei bei regali di Domenico.
Amore, che brutta parola. Pregiudiziale.
Amarsi, è tutta un'altra cosa.
Quanta pena per le beatificazioni col fine ultimo dell'abiura. Un infantile delirio d'onnipotenza l'auto-celebrazione dell'assenza.
La vita conquista il passo sulla conta dei respiri - futuro ridotto al little bit more please? - e qualcuno trattiene il fiato, perché può.